Il protocollo d'intesa tra ENI, Enel e Min. Ambiente prevede la realizzazione del primo progetto italiano per la cattura e sequestro geologico della CO2 da una centrale termoelettrica
Presso la sede del Ministero dell'Ambiente, alla presenza del Ministro Stefania Prestigiacomo, l'Amministratore Delegato di Eni, Paolo Scaroni, e l'Amministratore Delegato di Enel, Fulvio Conti, hanno firmato ieri un accordo strategico di cooperazione per lo sviluppo delle tecnologie di cattura, trasporto e sequestro geologico dell'anidride carbonica (CO2) e per la realizzazione congiunta del primo progetto italiano in questo campo.
Contestualmente, Eni, Enel e Ministero dell'Ambiente hanno firmato un Protocollo d'Intesa finalizzato alla verifica e diffusione delle tecniche di cattura della CO2 e alla promozione delle fonti rinnovabili.
Il progetto
Il progetto pilota nasce dall'integrazione di due progetti già avviati indipendentemente dalle due aziende. Enel sta realizzando, presso la centrale termoelettrica di Brindisi, il primo impianto industriale italiano per la cattura della C02, che sarà pronto nell'autunno 2009, in grado di rimuovere una portata di 2,5 tonnellate l'ora di CO2. L'Eni a sua volta ha avviato la realizzazione di un progetto che prevede l'iniezione di circa 8.000 tonnellate l'anno di CO2 presso il giacimento esaurito di Stogit di Cortemaggiore (Piacenza).
Dall'impianto a Brindisi la CO2 sarà estratta, liquefatta e trasportata presso il vecchio giacimento di Cortemaggiore. L'inizio dell'iniezione sotterranea della CO2 è previsto per l'autunno 2010. Per sviluppare esperienza anche nel campo del trasporto della CO2 via gasdotto, Enel ed Eni hanno deciso di realizzare presso il sito di Brindisi una linea pilota di trasporto della CO2 allo stato denso.
“Questo accordo fra Eni ed Enel – ha commentato il ministro Stefania Prestigiacomo – va nella direzione giusta: quello della individuazione di tecnologie amiche dell'ambiente capaci di ridurre significativamente l'immissione nell'atmosfera dei gas serra. L'impegno del Governo è quello di sostenere e promuovere queste sperimentazioni che rappresentano, nello scenario energetico globale - e soprattutto per paesi come il nostro che non potranno nel medio-lungo termine fare a meno degli idrocarburi – un importante contribuito alle esigenze di riduzione di gas serra”.
“Il nostro impegno – ha spiegato l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni - è quello di mettere a punto una tecnologia che rivoluzionerà il mondo dell'energia: la cattura, il trasporto e la sequestrazione della CO2 da generazione elettrica a carbone. Il risultato finale sarà che potremo utilizzare liberamente il carbone per la produzione di elettricità, offrendo un contributo decisivo su tre fronti: all'ambiente, grazie alla segregazione dell'anidride carbonica dall'atmosfera; alla sicurezza dell'approvvigionamento energetico, facendo ricorso ad un combustibile molto diffuso sul nostro pianeta; e infine al consumatore finale, che beneficerà di energia elettrica a basso costo”.
Una tecnologia promossa dall'Europa
Il progetto integrato prevede di sviluppare competenze su tutta la filiera tecnologica della cattura, del trasporto e del sequestro della CO2, da applicare poi per progetti dimostrativi di larga scala, la cui realizzazione è fortemente auspicata dalla Commissione Europea.
Va ricordato che in un emendamento al pacchetto Ue clima ed energia approvato nei giorni scorsi dalla Commissione Ambiente del Parlamento europeo, è previsto l'obbligo, per tutte le grandi centrali di produzione elettrica, alimentate da fonti fossili e in particolare da carbone con taglia da 300 MW in su e costruite a partire dal 2015, di non emettere in atmosfera più di 500 grammi di CO2 per kilowatt ora generato. Questa disposizione, in pratica, apre la strada alla diffusione su larga scala degli impianti CCS per la cattura e lo stoccaggio geologico dell'anidride carbonica, l'unica tecnologia che consentirebbe di rispettare i limiti di emissione stabiliti.
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