Dopo aver sventagliato la possibilità che Caorso torni ad ospitare una centrale nucleare, Stefano Scaglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico, al termine del Forum sull'Energia organizzato da Obama, ha dichiarato che entro il 2019 l'Italia potrebbe avere otto reattori nucleari di nuova generazione in esercizio, probabilmente del modello americano AP1000. Scaglia è entrato nei particolari di fronte alla platea di Washington, ha parlato di quattro centrali da 1.600 MW e di accordi già avviati tra Enel e la francese Edf. Ma con questo non vuole intendere che chiude le porte ad altre ipotesi, tra cui appunto il reattore AP1000, prodotto dalla Westinghouse Electric Company di Pittsburgh.
Autorizzazioni nel 2013 fine lavori per il 2019
Proprio ieri il sottosegretario, insieme ad una delegazione capitanata dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha visitato il sito di produzione del reattore. Scaglia ha concluso confermando l'interesse crescente per questa tecnologia americana, di dimensioni ridotte e complementare ai sistemi francesi. La tabella di marcia è la seguente: nel 2013 si dovrebbero ottenere le autorizzazioni per le otto centrali che saranno ultimate entro il 2019. Le centrali saranno finanziate a due mani, stato e regioni, anche se non sarà una trattativa facile. La mancanza di consenso popolare potrebbe essere più forte dei vantaggi economici a delle forniture energetiche gratuite promesse.
Il Governo non deve scegliere i siti
Anche la Prestigiacomo, in conferenza stampa, assicura il suo impegno per riuscire a posare la “prima pietra” del piano nucleare entro massimo “due o tre anni”. Un buon segno, ricorda, è la fondazione ufficiale dell'Agenzia per la Sicurezza, dopo due anni di pianificazione. E risponde alle domande sulla scelta dei siti affermando che non è competenza del Governo questa decisione. Il Governo sceglie i criteri di fondo a cui il progetto deve attenersi, ma in Italia c'é molta confusione sul tema nucleare, a detta del ministro.






































