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Messa in sicurezza delle scuole: a che punto siamo?

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Un'indagine della Corte dei Conti individua i punti critici del Piano straordinario per la sicurezza e indica le soluzioni

ediliziascolastica_sicurezzaSpesso, in tema di messa in sicurezza delle strutture scolastiche, la programmazione delle opere ha inseguito solo le disponibilità finanziarie anziché le reali esigenze degli edifici scolastici.

A sottolinearlo è la Corte dei Conti in una relazione in cui viene tracciato un bilancio del “Programma di messa in sicurezza degli edifici scolastici”, previsto dalla legge 289/2002 che lo ha incluso nel Programma delle infrastrutture strategiche di cui alla legge n. 443/2001. Si tratta del Piano straordinario per la messa in sicurezza delle strutture scolastiche, con particolare riguardo a quelle ubicate in zone a rischio sismico, redatto dal Ministero delle infrastrutture e trasporti di concerto con il Ministero dell’istruzione - previa indicazione da parte delle Regioni degli edifici a più alto rischio sismico oggetto di adeguamento strutturale - e approvato dal CIPE, una volta acquisito il parere della Conferenza Unificata, con delibera 102/200.


Attivato il 77% degli interventi programmati

Tenuto conto dei diversi livelli di sismicità del territorio nazionale, il Piano ha previsto un fabbisogno complessivo prioritario di 4 miliardi di euro relativo a 22.258 (dei complessivi 42.000) edifici scolastici. Al 31 dicembre 2009 dei 1593 interventi programmati, ne risultano attivati 1219 (77%), mentre ne risultano non avviati 374 (23%). I contratti di mutuo stipulati sono 971 (61%), mentre i lavori risultano aggiudicati o affidati per 463 interventi (29%). Con riguardo in particolare al primo Programma stralcio, risultano ultimati solo 137 interventi; sono invece 39 gli interventi ultimati del secondo Programma stralcio.


Condizionamenti negativi

La Corte dei Conti sottolinea come la lunga e complessa procedura di individuazione e di programmazione degli interventi - che ha previsto attività di diversi soggetti: Ministeri infrastrutture e istruzione, Regioni, enti locali e CIPE – è stata condizionata da alcune circostanze che hanno influenzato negativamente la realizzazione dei Programmi. Tra queste, il ritardo nell’avvio dovuto alla concertazione tra Ministero infrastrutture e Regioni introdotta con l'intesa del 2005, l’intervenuta obbligatorietà dell’autorizzazione preventiva all’utilizzo dei contributi pluriennali, introdotta dalla legge finanziaria 2007, che ha di fatto impedito agli enti attuatori di stipulare i contratti di mutuo per circa un anno.


Ritardi

Ritardi sono poi intervenuti nella fase di rilascio, da parte delle Regioni, dell’attestazione di coerenza dei progetti alle finalità del Piani; ritardi determinati da carente progettazione delle opere programmate che ha comportato integrazioni o modifiche per non idoneità della progettazione preliminare o ancora per difficoltà di predisposizione di progetti in linea con le finalità del Piano e da contenere nei limiti dei fondi assegnati.

In definitiva, rileva la Corte dei Conti, la programmazione delle opere, influenzata negativamente da mancanza di pianificazione e da progettazione di base carente, si è basata troppo spesso su criteri puramente economico-finanziari piuttosto che sulle reali esigenze degli istituti scolastici.


Difficoltà nell'attuazione degli interventi

Le Regioni hanno segnalato difficoltà nell’attuazione degli interventi per ritardi nel rilascio di pareri da parte degli enti competenti, per le difficoltà di reperire fondi per interventi collaterali sul medesimo edificio, nonché per mancanza di coordinamento di interventi diversi sul medesimo immobile finanziati con fondi provenienti da varie norme.


Rivisitare le norme vigenti

La Corte dei Conti propone pertanto una rivisitazione delle norme vigenti che, tenendo conto delle competenze delle regioni e degli enti locali, individuino puntualmente le competenze a livello statale, al fine di evitare frammentazioni di centri decisionali e di interventi con conseguente difficoltà di attuazione. Risulta poi necessario definire l’effettiva entità dei finanziamenti e dare organicità e stabilità nel tempo al trasferimento degli stessi, attuando una metodologia d’interventi che superi la filosofia dell’emergenza o della occasionalità per quella della programmazione.


Svincolare gli interventi dal Patto di stabilità

Per consentire agli enti locali di far fronte ai necessari interventi di edilizia scolastica, una possibilità da valutare sarebbe quella di svincolare gli interventi – in particolare in settori come quelli dell’adeguamento strutturale degli edifici scolastici – dai vincoli derivanti dal Patto di stabilità, che limitano la capacità degli enti (almeno di quelli che dimostrano capacità di realizzazione) a investire e a contrarre i mutui per la realizzazione delle opere. “Sembra quanto mai contraddittorio – sottolinea la Corte dei Conti in una nota - infatti che, da un lato, specifiche norme dispongano finanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole e, dall’altro, che gli enti locali siano limitati nell’investire nel settore dai vincoli derivanti dal Patto di stabilità”.


Completare l'anagrafe dell'edilizia scolastica

Una organica ed efficace programmazione ha come presupposto necessario una reale conoscenza dello stato degli edifici scolastici, ottenibile solo con un’anagrafe dell’edilizia scolastica funzionante, ma che oggi è in continuo divenire dato che tuttora le regioni e gli enti locali possono aggiungere, modificare, cancellare le informazioni richieste. Il completamento delle rilevazioni previste, ormai indifferibile, consentirà – conclude la Corte dei Conti - di individuare le situazioni più gravi e le priorità, e di avviare gli eventuali lavori di messa in sicurezza.

 
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