L'economia italiana ha sempre avuto nel mattone un motore del proprio sviluppo, ma oggi questo modello è in crisi (leggi dati). Andrebbe sostituito con un altro più moderno che abbia come obiettivi il recupero del patrimonio edilizio esistente, la diminuzione del consumo del suolo e che dia una risposta alla domanda abitativa.
Usare dunque un nuovo approccio, come suggerito dall'Osservatorio sul consumo del suolo, istituito dal Dipartimento architettura e pianificazione del Politecnico di Milano, dall'Inu e da Legambiente, che risolva sia le questioni edilizie che quelle abitative.
1 km2 al giorno
Il paesaggio italiano è infatti ormai assediato dal cemento che, soprattutto negli ultimi 15 anni, è diventato padrone indiscusso del territorio. Un esempio su tutte la Lombardia, Regione che in questi ultimi 10 anni ha visto crescere il numero delle aree occupate da strade e infrastrutture alla velocità di 10 ettari al giorno. Non sono da meno Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, rispettivamente con 8 ettari e poco meno di un ettaro al giorno. Se queste 3 Regioni rappresentassero la media nazionale, significherebbe che ogni giorno in Italia vengono occupati 100 ettari, ossia 1 km2.
L'impegno dei costruttori
All'appello mancano però i dati del Centro-Sud, impossibili da rintracciare perché non esiste una mappatura completa, mai considerata una priorità dagli enti locali. Al disinteresse degli amministratori si contrappone, fortunatamente, quello dei costruttori che invitano ad usare il suolo in modo razionale: " Condividiamo l'obiettivo di un consumo intelligente, e quanto possibile minore, del territorio. In questo senso, è fondamentale sapere dove e come si costruisce, sia in modo legale che illegale" ha affermato Paolo Buzzetti, presidente Ance.
"Se i costruttori hanno dunque compreso questa esigenza, le principali resistenze vengono dal decisore politico- ha affermato Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente -. Dall'inizio dell'anno ci sono stati 8 tentativi di far passare un nuovo condono e gli enti locali sono chiusi davanti a questa prospettiva perché gli oneri di urbanizzazione sono l'unica fonte di finanziamento".
Anche se l'Italia è uno dei paesi con i vincoli paesaggistici più diffusi (il 47% del territorio), il consumo di suolo ha superato il 7%: "un dato significativo - ha aggiunto il Presidente - per l'orografia del paesaggio perché si concentra in poche aree abitabili". Alcune sono state addirittura stravolte dall'urbanizzazione: in Liguria in 15 anni è stato consumato il 45% del suolo.
Proposte
Diverse le proposte suggerite dal dossier per rispondere a questi problemi e rilanciare il settore delle costruzioni che, come è emerso dall'assemblea annuale Ance, non sembra navigare in acque sicure. Innanzitutto, bisognerebbe individuare politiche pubbliche in grado di contenere il consumo del suolo e a favore di uno sviluppo razionale delle città. Dopo di che, bisognerebbe completare la ricognizione del territorio in base a criteri omogenei, così da offrire ai comuni una base-dati accurata per programmare il governo del territorio.






































