La grande mobilitazione delle forze politiche ed imprenditoriali è riuscita a correggere alcuni provvedimenti inseriti nel testo iniziale della manovra fiscale (DL 78/2010). Nel maxiemendamento si conferma pertanto il regime d'incentivazione dei certificati verdi e viene corretta la deregulation edilizia attraverso paletti inseriti in extremis nella SCIA, la segnalazione certificata d'inizio attività che andrà a sostituire per le attività d'impesa il permesso di costruire e la DIA.
“Grazie alla mobilitazione delle associazioni ambientaliste e all’impegno dell’opposizione il governo è stato costretto a escludere le autorizzazioni paesaggistiche e ambientali dalle norme della finanziaria sulla cosiddetta semplificazione burocratica (SCIA) " dichiarano i senatori del PD Roberto Della Seta e Francesco Ferrante tra i primi che avevano denunciato l’azzeramento delle autorizzazioni paesaggistiche.
Ma non c'è la proroga del 55%
“Nella finanziaria – continuano i senatori del PD - restano invece altre norme che avranno un impatto molto negativo sulle politiche ambientali. Resta in generale la totale assenza della green economy come frontiera di innovazione tecnologica e di competitività economica". "Basti dire – concludono Ferrante e Della Seta - che malgrado le richieste arrivate da numerose rappresentanze sociali non è stato rifinanziato il credito d’imposta per le ristrutturazioni energetiche degli edifici, che ha consentito l’apertura di decine di migliaia di cantieri, e favorito il risparmio d’energia e la riduzione dei consumi di combustibile fossile”.
Eppure la Camera aveva approvato l’ordine del giorno presentato dal Partito Democratico per garantire continuità al credito di imposta del 55% per l’efficienza energetica nell’edilizia. "Ora speriamo - aveva affermato all'epoca Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd - che il Governo non parli con lingua biforcuta e confermi quanto promesso al Parlamento. Se le buone intenzioni saranno mantenute o meno sarà possibile verificarlo presto nella manovra finanziaria”. Così non è stato e l'ultima spiaggia sembra essere la Legge di Stabilità in autunno.
Ma quanto costa allo Stato la detrazione del 55%
La realtà dei fatti, come ha spiegato l'Enea, è che la Detrazione del 55% è un provvedimento”anticiclico” cioè che innesca l'economia, come ha fatto negli ultimi due anni.
Nel quadriennio il costo totale dellʼinvestimento è stato stimato in 11,7 miliardi di euro che comporterebbero un mancato gettito per lʼerario di 6,445 miliardi. Una piccola manovra finanziaria, da qui le preoccupazione di Tremonti. Eppure questi investimenti hanno cominciato a rendere e il valore di questa rendita lo calcola il Cresme, a cui LʼEnea ha affidato lo studio. Secondo Cresme il risparmio sulla bolletta energetica è stimabile in 3,2 miliardi di euro. Il dato è valutato su uno specchio temporale di 8 anni, ma si sa che i benefici degli interventi vanno oltre. A questi si aggiungerebbero 3,3 miliardi di gettito fiscale aggiuntivo (IVA, Irpef, Ires delle imprese e dei professionisti coinvolti). Ulteriori 3,8 miliardi sarebbero imputabili allʼincremento dei valori immobiliari. Quindi il beneficio del Sistema Paese ammonterebbe a circa 10 miliardi a fronte dei 6,4 a cui avrebbe dovuto “rinunciare” lʼerario. Ma il sacrificio sembra sia valso la pena perché nelle valutazioni precedenti non sono stati computati una serie di benefici indubbi e non facilmente quantificabili, come:
• start-up imprese green economy
• nuova occupazione (in termini sociali e fiscali, soprattutto per i giovani)
• emersione sommerso
• vantaggi ambientali
• contenimento penali europee
A onore della cronaca va però riportato che lo stimolo della detrazione ha mosso “solamente” il 47% degli investimenti prodotti. Infatti, secondo quanto emerso da un indagine del Cresme, il 52% degli di coloro che hanno beneficiato della detrazione avrebbero dato corso agli interventi anche in assenza del beneficio del 55%, anche se è lecito ipotizzare in misura minore e con un sommerso maggiore.
E se non si continuasse?
Nel caso che la detrazione non venisse prorogata, Cresme stima un aggravio per le casse dello Stato a partire dal 2011, causato dall’interruzione del maggiore gettito generato dagli investimenti. Ma non andrebbero sottovalutati nemmeno il rallentamento delle potenzialità di innovazione tecnologica e di efficientamento energetico degli edifici; l'interruzione della crescita virtuosa del risparmio energetico e della limitazione della emissione di CO2; il disimpegno pubblico alla crescita culturale in ambito ambientale, che non gioverebbe ad un Paese che ha tutto da guadagnare dalla tutela del proprio patrimonio.
“Per tutte queste ragioni - commenta Gianpaolo Valentini a capo del GDL efficienza energetica dell'Enea - è auspicabile una proroga delle detrazioni, da decidersi però al più presto per dare certezze ai produttori, agli installatori, ai professionisti e agli utenti al fine di poter programmare le proprie attività almeno a medio termine e venire incontro alle esigenze di tutti i cittadini. Quindi, una volta dimostrato la ragione per cui il Paese ha bisogno, soprattutto in questa fase, di continuare ad investire è altrettanto evidente, agli occhi dellʼEnea il motivo per cui la detrazione dovrà essere modulata differentemente".
Il bilancio energetico della Detrazione 55%
Nel 2007 sono state inoltrate 106mila domande per investimenti pari a 1,453 mld di euro e un beneficio energetico di 786 GWh. Nel 2008 le domande sono salite a 247.800 per investimenti, pari a 3,5 mld con un beneficio energetico di 1961 GWh. Il dato è un poʼ drogato della ipotizzata sospensione della detrazione con il Dlgs 185, poi ritirata. Infatti nellʼanno successivo cʼè stato un leggero calo, 238mila interventi (dato provvisorio) che hanno indotto investimenti per 2,930 mld. Il risparmio energetico ottenuto è stato di 1656 GWh. Interessante notare in questʼultimo anno un calo dei prezzi medi per intervento, indotto dalla concorrenza intervenuta e dai nuovi prodotti.
| < Prec. | Succ. > |
|---|






































