Frank Gehry, architetto canadese, premio Pritzker nell'89, e conosciuto soprattutto per essere il padre del Museo Guggenheim di Bilbao, ha suscitato polemiche il mese scorso, quando si è riferito al Leed, il sistema di certificazione energetica internazionale del settore edilizio, con l'aggettivo “falso, e lo ha definito usando una metafora: una spilla, di quelle con la bandierina americana, da appendere alla giacca (o nella hall di un edificio, in questo caso). Niente a che vedere con la vera sostenibilità.
Leed non è il migliore, parola di Gehry
Il network web-televisivo statunitense, Pbs, lo ha intervistato per conoscere il suo reale punto di vista sull'edilizia sostenibile, e scoprire se sia veramente contrario alla certificazione base in America, oppure no. Gahry ha infatti voluto subito chiarire la questione: non è contrario al Leed, o meglio, non è contrario ai programmi di certificazione. Il Leed, piuttosto, è uno tra i tanti e forse non è il migliore. A sostegno, cita il caso del suo Novartis Building, di Basel, in Svizzera, dove non si utilizza il Leed ma è il governo a dirti cosa puoi fare e cosa non puoi fare. Il Novartis, ad esempio, non poteva sfruttare un sistema di aria condizionata, Gehry ha dovuto costruirlo interamente in vetro e raffreddarlo con un sistema geotermico.
Il celebre architetto non è neanche convinto che il sistema a punti impiegato dal Leed sia veramente necessario e anzi pone dei dubbi di fronte al fatto che, prevedere un parcheggio per biciclette vale quanto integrare un complesso e costoso sistema di riciclaggio dell'acqua. Inoltre è necessario che questa certificazione sia uguale e obbligatoria dappertutto, non solo in America. Se vogliamo ridurre veramente il nostro impatto ambientale dobbiamo prendere decisioni condivise tra USA, Russia, Europa, India e Cina. Non è così facile.
Il caso tedesco
Il problema è quindi esclusivamente politico? Non solo, Gehry accusa anche le abitudini sbagliate della popolazione mondiale e ricorda un caso di un'azienda tedesca - forse sceglie la Germania proprio perché rinomata per il suo impegno nelle rinnovabili - che voleva un edificio “green” alimentato a vento e geotermia. Ma il sito scelto non era abbastanza ventilato per giustificare un impianto eolico e gli uffici chiudevano alle 5 di pomeriggio mentre di notte non c'era nessuno.
Non c'erano i motivi per cercare di risparmiare attraverso quelle tecnologie “visibili”, meglio un sistema di riscaldamento idoneo ai loro criteri e alcune cyclette per i dipendenti in grado di produrre energia da sfruttare in pausa pranzo. Secondo Gehry, a volte, sono più utili le piccole cose, come il giusto sistema di illuminazione o il solare termico sul tetto, piuttosto che un parco eolico nel giardino aziendale.
Incas e hi-tech
In realtà, la nuova sede dell'azienda tedesca è interamente composta da vetrate con moduli solari integrati, in pratica possiede un involucro completamente fotovoltaico e integrato architettonicamente. Su questo punto, Gehry ricorda che per convincere gli architetti ad usare tecnologie innovative, è necessario renderle più attraenti, e chiama in causa i designer perché si sforzino di più nell'integrarle nell'edilizia moderna. Ma cosa più importante, ricorda, è sempre usare materiali sostenibili.
Altre volte invece, basta usare la creatività. E chiude l'intervista raccontando di un palazzo a Lima, in Perù, costruito dagli Incas. Un edificio basso, senza finestre ma attraversato da un misterioso flusso d'aria. Gehry dice di aver osservato attentamente l'edificio per la sua interezza, ma di non essere riuscito a comprendere la provenienza del piacevole venticello. Come dire, nuove tecnologie? Ben vengano, ma non dimentichiamoci le pratiche antiche.






































