Nelle città italiane aumenta il rischio di frane e alluvioni, diminuiscono le emissioni in atmosfera ma non cala il traffico sulle strade, mentre cresce il numero di veicoli meno inquinanti e l’utilizzo del trasporto pubblico. È questa la fotografia dei grandi centri italiani che emerge dalla VI edizione del Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano, presentato oggi a Roma dall’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).
Dal rapporto, che ha esaminato 34 città capoluogo, emerge come uno dei problemi delle città italiane sia l’eccessivo consumo del suolo: nei Comuni analizzati ogni anno si perdono complessivamente, a causa dell’urbanizzazione, più di 1.500 ettari di suolo agricolo o naturale. Pesa, in particolare, l’assenza di una corretta pianificazione territoriale, per cui spesso aree di nuova urbanizzazione sono state ubicate in zone instabili. Una grave e spesso sottovalutata pressione sul territorio e sull’ambiente – sottolinea il rapporto - è la presenza di fenomeni franosi in aree densamente urbanizzate, con situazioni di elevato rischio per la popolazione.
Rischio alluvioni
A causa delle caratteristiche morfologiche, spesso associate a una non adeguata manutenzione, il territorio delle aree urbane italiane è anche esposto a fenomeni alluvionali. Le città maggiormente esposte sono Bari, Firenze, Foggia, Genova, Livorno e Padova, che hanno una percentuale di area urbanizzata con criticità idraulica superiore al 10%.
Calano le emissioni
Il dossier dell'Ispra registra nelle città prese in esame un calo delle emissioni per tutti gli inquinanti, ma resta alta la concentrazione in aria di quelli più pericolosi per l’uomo, in particolare PM10 e PM2,5, con superamenti dei valori limite in tutte le città dell’area padana e in molti capoluoghi del centro sud e della Sicilia. I centri dove non si sono mai oltrepassati i limiti delle polveri sottili nel 2008 sono stati Aosta, Bolzano, Trieste, Genova, Perugia, Potenza, Cagliari. I dati disponibili per il nord al momento non lasciano sperare in una soluzione rapida del problema.
Aumenta l'uso del trasporto pubblico
Nel periodo 2000-2008 il trasporto pubblico ha visto un incremento dell’utilizzo in parecchie città: il miglior risultato si è avuto a Campobasso, con un aumento del 36%, a seguire Messina col 34%, Taranto e Venezia con il 32% ma anche Roma col 22% e Firenze col 20%. Aumenta la disponibilità di piste ciclabili, ormai oltre i 500 metri per abitante a Brescia, Padova e Modena, e cresce la presenza di aree pedonali e zone a traffico limitato (ZTL), diffuse negli ultimi anni anche in città del sud come Messina, Catania, Palermo e Reggio Calabria.
Applicare il risparmio energetico nei porti
Un’alternativa al trasporto su gomma è quello via mare, anche se la presenza delle aree portuali - sottolinea l'Ispra - è un fattore importante di pressione antropica: nelle 12 città capoluogo sedi di autorità portuale, si è avuta una crescita del 23% per quanto riguarda il traffico merci e del 25% di quello dei passeggeri dovuto alle crociere. Pertanto, conclude l'Ispra, è importante che nei porti si sperimentino iniziative ambientali che vanno dalla riduzione dei consumi energetici all’acquisizione di certificazioni ambientali.






































