Nel settore residenziale il costo annuo dello spreco energetico è di oltre 8 miliardi di euro, l’equivalente di una finanziaria, che si ripete puntualmente ogni anno. Lo rivela il VI rapporto annuale “Strategie e scelte quotidiane per la sicurezza energetica”, realizzato dal Consiglio nazionale dei periti industriali (Cnpi) in collaborazione con il Censis e presentato oggi a Roma.
Per Giuseppe Jogna, presidente del Cnpi, “questa tassa da nessuno voluta, ma da tutti pagata, potrebbe essere drasticamente ridotta se finalmente si adottassero procedure accurate per la progettazione delle opere, per i collaudi e per la diagnosi e la certificazione energetica degli edifici”. È necessario quindi un deciso cambio di mentalità: “La normativa regolamentare sul risparmio energetico – aggiunge Jogna - negli ultimi anni ha trascurato completamente il ruolo della diagnosi energetica e ha sottovalutato l’importanza della progettazione esperta. Stupisce allora la tranquillità di fronte a questi sprechi e le grandi preoccupazioni manifestati per i presunti costi di progettazione. Forse qualcuno dimentica che il costo della qualità è enormemente inferiore al costo degli sprechi”.
Dove intervenire
Secondo l'indagine, commissionata dal Cnpi al Censis, nel breve periodo occorre intervenire sul risparmio energetico realizzato attraverso l’attribuzione di maggiore efficienza agli impianti esistenti. Il Censis, sulla base di dati forniti dai periti industriali, stima che un immobile di 100 mq, che all’acquisto presenti un impianto energetico tradizionale, quindi ricadente nella classificazione tradizionale E/D, adottando un impianto di classe B/A, aumenterebbe il suo valore del 20%. Se poi venissero effettuati in tale immobile interventi estesi e radicali di risparmio energetico, fino a prefigurare un consumo energetico nullo, il valore potrebbe aumentare del 50%.
Secondo uno studio effettuato dall’Enea, gli effetti di un intervento sul 35% del patrimonio edilizio costituito da uffici direzionali e scuole, sarebbero 150.000 nuovi posti di lavoro nella sola fase di cantiere e un impatto complessivo sull’economia di circa 28 mld di euro, mentre, a fronte di un investimento di circa 8 mld di euro, si otterrebbe un risparmio annuo sulla bolletta petrolifera di circa 450 mln di euro.
Le rinnovabili
Quanto alle fonti rinnovabili (idrico, eolico, solare, geotermica, biomasse) l'indagine Cnpi-Censis evidenzia come nel quinquennio 2003-2007 la loro produzione lorda è cresciuta del 3% e il consumo legato a fonti rinnovabili è salito del 10%. Solo il 14,2% della produzione di energia elettrica deriva dalle rinnovabili, il 13,6% dall'importazione netta e 72,2% dalla produzione tradizionale.
Cresce la consapevolezza energetica
Oltre ai dati negativi, il rapporto evidenzia anche l'esistenza di margini di miglioramento rispetto agli sprechi energetici: gli italiani e i giovani dai 18 ai 30 anni mostrano di essere abbastanza responsabili nei loro comportamenti che hanno un riflesso diretto o indiretto negli sprechi di energia. L'uso di materiali riciclati (72,4%), la raccolta differenziata dei rifiuti (85,2%), l'uso della doccia piuttosto che del bagno in vasca (69,3%) sono solo alcuni esempi di consapevolezza energetica dei giovani italiani, che assumono sotto questo profilo comportamenti del tutto virtuosi.








































