Progettato dall'architetto britannico Adrian Smith, facente parte dello studio di architettura Skidmore Owings and Merrill (SOM), già responsabile della costruzione del "Lever House" di New York e della "Sears Tower" di Chicago, il grattacielo Burj Khalifa, con i suoi 162 piani e 828 metri d'altezza, è balzato saldamente in testa alla classifica degli edifici più alti del mondo, superando di ben 300 metri la torre "Taipei 101" di Taiwan titolare, almeno finora, del primato. La costruzione di questo colosso ha prodotto un forte stimolo alla ricerca di soluzioni innovative idonee a superare le sfide poste da un edificio di simile altezza.
Involucro = struttura
Non si è ricorsi però solo a tecnologie "nuove" ma anche ad alcuni studi che Fazlur Khan, ingegnere della SOM che contribuì alla costruzione della Sears Tower, utilizzò in passato. Khan invertì la logica del telaio in acciaio, decidendo che l'involucro esterno dell'edificio poteva essere la struttura stessa. Inoltre, grazie al sistema strutturale a "fascio di tubi", che ha permesso di superare l'inefficienza dei sistemi a telaio rigido, gli edifici vengono resi più leggeri. Questa sua filosofia di "design leggero" è stata applicata anche oggi per la costruzione del grattacielo sibolo della rinascita di Dubai.
Resistenza strutturale e aerodinamicità
Il Burj Khalifa - così rinominato a seguito del salvataggio economico di Dubai dalla bolla immobiliare ad opera dell'emiro di Abu Dhabi - si sviluppa con una pianta tri-assiale a forma di Y e con un profilo affusolato dalla base alla sommità. Questa pianta consente di opporre massima resistenza strutturale o aerodinamicità a seconda della direzione di provenienza del vento, limitandone le sollecitazioni sia di flessione che di torsione. La forma affusolata contribuisce invece ad alleggerire i carichi orizzontali grazie ad una progressiva riduzione della superficie, mentre la frammentazione della sagoma è in grado di ridurre l'effetto oscillazione, generato dai vortici d'aria.
Per la sua costruzione sono stati impiegati 180.000 m3 di cls arricchito con polycarboxilato, un additivo plastico che ne migliora la resistenza agli sbalzi termici e che ne ha consentito la “pompabilità” fino ad una altezza di circa 600 mt. dal suolo. La miscela così ottenuta ha una resistenza a compressione pari a 80 N/mm, necessaria per reggere l'enorme carico strutturale, simile a quello esercitato da una vettura utilitaria su una superficie equivalente ad un'impronta di un pollice.
Grattacielo dei record
La piattaforma di osservazione posta al 124°piano è la più alta nel mondo e fornisce una visione di circa 80 chilometri. La costruzione, oltre ad avere ascensori che possono andare da terra all'ultimo piano in circa 50 secondi, raggiungendo una velocità maggiore di 40 chilometri all'ora, possiede la piscina e la mosche situate alla maggiore altitudine.
Il primato di questo colosso non dovrebbe però durare tantissimo. Già si parla di due nuove torri da costruire: la Nakheel Tower (Dubai), che dovrebbe raggiungere i 1100 metri di altezza e la Murian Tower di Manama (Bahrain) di 1022 metri.
Esempio sostenibile?
Ma l'impresa architettonica non è riuscita a impressionare molti architetti del Vecchio Contenente. Christian Baumgart, presidente dell'ordine degli architetti tedeschi non sa “immaginare dove porterà l'arroganza di pianificazione degli sceicchi". Baumgart ha poi sollevato alcune preoccupazioni per la possibile influenza che la struttura in vetro e cemento armato potrebbe avere anche in Europa: "Rappresenta un contributo difficilmente sostenibile. Un cattivo esempio per l'Europa che si sta concentrando sull'ammodernamento degli edifici in chiave efficiente e sostenibile".
E la germania, che si sta distinguendo sulla strada dell'efficientamento delle proprie costruzioni non è l'unica a lanciare l'allarme. Anche oltre Manica il grattacielo di Dubai è vissuto come un'inutile simbolo di prestigio economico, che rappresenta solo il potere del denaro.
Il maestoso lavoro architettonico, che si inspira, nella sua semplicità e eleganza ad opere del passato, quali le piramidi di Giza e il Pantheon romano, ha subito diversi attacchi dovuti soprattutto a problemi ambientali e ad un desiderio di giustizia sociale. Non a caso molti critici sentono la necessità di paragonare l'edificio alla torre di babele, portatrice nel libro della Genesi di odio e discordia. Ben Macintyre, colonna del Times, scrive: "Se il bisogno di costruire sempre più in alto è una costante della storia umana, lo è anche l'idea che la costruzione di un monumento auto-celebrativo è un invito al disastro". Macintyre non è però l'unico a predire l'imminente fine di Dubai a causa del suo "eccesso", legato sicuramente ai problemi finanziari che ora sta sperimentando. Anche il Wall Street Journal ha previsto la caduta della prosperità della città perché costruita su "fondamenta di sabbia".
Un modello venuto dal passato
Questa lettura puramente economica non può però essere l'unica interpretazione possibile di un progetto tanto ambizioso. Non è detto che la storia si ripeta ciclicamente, e Dubai potrebbe esserne la prova. Certamente, un edificio tanto alto richiede per mq costruito materiali e investimenti tripli, se non quadrupli rispetto ad una pari cubatura in edifici con altezze tradizionali. Il Burj è un edificio per pochi, non è né moralmente né ecologicamente sostenibile, ma potrebbe sancire la rinascita di una zona del mondo che si è cimentata in progetti considerati utopici. L'imponente torre dei Dubai trae infatti la sua ispirazione da grattacieli mai costruiti, come quello alto un miglio, "grattacielo Illinois", progettato da Frank Lloyd Wright del 1956. Il Burj ne riprende le soluzioni strutturali della pianta e i profili architettonici, dando vita nei nostri giorni il progetto del maestro americano.
Dati progetto:
- inaugurazione: 4 gennaio 2010
- area del sito: 140,210 m2
- area di progetto: 464,515 m2
- altezza: 828 m








































