Si teme per il Conto Energia. Il tetto di 1200 MW dell'incentivo statale utile a vendere a prezzo di favore la produzione fotovoltaica all'Enel, potrebbe essere raggiunto nel 2010. Si teme di finire come in Spagna, dove i tagli drastici all'incentivazione hanno fatto perdere il lavoro a migliaia di operatori del settore. Per questo il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia, durante l'Energy summit del Sole24Ore, ha assicurato: “stiamo programmando di ridurre gli incentivi in maniera graduale per evitare il trauma spagnolo”.
La proposta di Confindustria
A tal proposito, la Confindustria Anie-Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane) ha presentato una sua idea per il Conto Energia post-2010. La proposta comprende un regime tariffario quinquennale, fino al 2015; un limite di potenza incentivabile di 7000 MW, e non più di 1200 MW; e l'aumento delle classi di potenza, da 3 a 5, con due tipologie di impianti: a terra e su edifici. In particolare i tagli agli incentivi dovranno essere compresi tra il 5% e il 20%, con la possibilità di ridurre le tariffe del 5% annuo tra il 2012 e il 2015. L'obiettivo, secondo Gert Gremes, Presidente Gifi, è quello di procurarsi una via d'uscita agevole dal Conto Energia e il raggiungimento della tanto agognata grid parity.
Studi a conferma
L'Università di Padova, che ha condotto studi al riguardo, afferma che il regime tariffario proposto potrebbe portare all'installazione di 15.000 MW di fotovoltaico nel 2020 e generare circa 90.000 posti di lavoro. E allo Stato entrerebbero 500 e passa milioni di euro, tramite l'iva sugli investimenti dell'industria.








































