Ritiro italiano dal progetto internazionale Iter per la sperimentazione delle centrali a fusione del futuro
Il 29 giugno la Commissione Istruzione del Senato ha concluso la “relazione conclusiva sull'indagine conoscitiva sulle ricerche italiane relative alla fusione nucleare”, svolta in collaborazione con la commissione Industria. Secondo Guido Possa, Presidente della Commissione, per completare il primo impianto sperimentale bisogna attendere dieci anni e altri venticinque prima di completare la sperimentazione. Se tutto va per il verso giusto, afferma Possa, avremo energia da fusione nucleare non prima di 30 anni.
Il Senato ha quindi deciso che l'Italia non farà più parte del progetto Iter di cui fanno parte UE, Russia, Cina, Giappone, USA, India e Corea del Sud, e che prevede la realizzazione di un impianto già in fase di costruzione a Caradache, nel sud della Francia. Per il Senato la fusione nucleare è costosa e lontana, meglio investire sul nucleare tradizionale.
Lo scopo del progetto IterIl progetto Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), nato ufficialmente il 28 giugno 2005 a Mosca, ha l'obiettivo di dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione nucleare come fonte di energia. Prevede la costruzione nell'arco di 8 anni di un dispositivo sperimentale che non produce energia e che sarà testato per i successivi 10 anni. Dopodiché inizia la seconda fase del progetto, denominata DEMO, in cui sarà realizzato il vero reattore che entrerà in funzione a 40 anni da adesso. Il progetto permetterà di svolgere indagini e test sulla tecnologia delle centrali a fusione del futuro per un costo complessivo intorno ai 10 miliardi di euro.
Malcontento diffusoLa mancata partecipazione italiana è vissuta dai ricercatori e dalle imprese italiane come un'opportunità persa per confrontarsi a livello internazionale su nuove tecnologie. Inoltre il nucleare tradizionale non è economico ed è legato al reperimento della materia prima e al problema delle scorie. La fusione nucleare invece utilizza combustibili non radioattivi e facilmente reperibili, come, ad esempio, il deuterio che si trova nell'acqua di mare. Inoltre non produce scorie ma soltanto ceneri composte di nuclei di elio.
Fonte: nextwille.it






































