Con l'approvazione alla Camera di due emendamenti al ddl “Sviluppo” presentati dal Partito Democratico, è stato reintrodotto il divieto alla commercializzazione entro il 1° gennaio 2011 delle lampadine a incandescenza, come pure il bando dal 1° gennaio 2010 degli elettrodomestici di classe energetica inferiore alla A, dunque energivori e “inquinanti”.
Il divieto era stato cancellato lo scorso aprile in Commissione Industria al Senato con un emendamento al disegno di legge 1195 Sviluppo, poi approvato in aula al Senato il 14 maggio scorso. Nel mirino le norme contenute nella Finanziaria 2008 del governo Prodi, che all'articolo 2, comma 162, prevede che “a decorrere dall'1 gennaio 2010 è vietata la commercializzazione di elettrodomestici appartenenti alle classi energetiche inferiori rispetto alla classe A, nonché di motori elettrici appartenenti alla classe 3 anche all'interno di apparati”.
Inoltre, veniva abrogato anche il comma 163 dello stesso articolo della Finanziaria 2008, che recita: “A decorrere dall'1 gennaio 2011 sono vietate in tutto il territorio nazionale l'importazione, la distribuzione e la vendita delle lampadine a incandescenza, nonché l'importazione, la distribuzione e la vendita degli elettrodomestici privi di un dispositivo per interrompere completamente il collegamento alla rete elettrica”.
Il commento di Realacci
Ora lo stop agli elettrodomestici più inquinanti e alle lampadine a incandescenza è stato di nuovo reintrodotto. “Con l'approvazione dei due emendamenti presentati dal Partito Democratico si è fermato un ennesimo passo indietro che il Governo aveva commesso nei confronti di politiche a favore dell'ambiente, dell'innovazione, dell'efficienza e del risparmio energetico”, ha commentato Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd.
“È una bella notizia sicuramente per l'ambiente e per le politiche di contenimento dei gas serra, basti pensare che dalla sola sostituzione delle lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo è possibile ottenere un risparmio energetico pari a quello di una centrale nucleare da 100 megawatt. Ma è anche un modo – aggiunge Realacci - per favorire l'industria italiana, molto avanzata in questi settori, e un'opportunità di rilanciare l'economia proprio a partire dai settori verdi”.








































