Secondo una ricerca statunitense lo sviluppo di soluzioni di automazione M2M potrebbe portare a un risparmio di 9mld di tonnellate di CO2 in dieci anni
Dispositivi che, dialogando, contribuiscono a fare “sistema”. Questo il principio della tecnologia di automazione M2M (machine-to-machine) che, se applicata massicciamente nei prossimi dieci anni, potrebbe concorrere alla riduzione di 9 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2. Almeno secondo quanto riportato da una ricerca diffusa dall'associazione no profit Carbon War Room e di AT&T, colosso americano delle telecomunicazioni.
USO DI M2M, CRESCITA ANNUA DEL 23%. Lo studio, intitolato “Tecnologia Machine-to-machine: sfruttare il potenziale di un industria da mille miliardi di dollari” prevede una crescita annua nell'utilizzo della tecnologia del 23%. Che si tradurrebbe in sistemi più integrati, intelligenti, efficienti e, quindi, meno energivori: sono due i miliardi di tonnellate di emissioni di carbonio che potrebbero essere risparmiate entro il 2020, la maggiorparte delle quali grazie ad un miglioramento dei trasporti e del costruito.
Ma come funziona la tecnologia M2M? Le soluzioni M2M, un insieme di applicazioni telematiche e per il software, sfruttano il cosiddetto “Internet delle cose”, composto da più di 100 dispositivi e sensori wireless, per supportare infrastrutture “reali”. Applicabili in numerosi settori, come quello dei trasporti, delle costruzioni e dell'agricoltura, i sistemi forniscono una base solida per la creazione di un sistema di rete intelligente in grado di ottimizzare, ad esempio, il riscaldamento o raffrescamento degli edifici, o di contribuire allo sviluppo di sensori per il risparmio idrico ed energetico.
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